Il caso siciliano apre uno scenario inquietante sulla gestione della pandemia. La bufera giudiziaria e politica investe in pieno il Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe) dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana. 

I carabinieri del Nas di Palermo e del Comando Provinciale di Trapani hanno eseguito delle ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari di alcuni appartenenti al Dipartimento. Precisamente ai domiciliari sono finiti la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e un dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato, Emilio Madonia. Tra gli indagati anche l’assessore regionale alla Sanità, Ruggiero Razza. Secondo le accuse formulate avrebbero alterato i dati sulla pandemia, modificando il numero dei positivi e dei tamponi e a volte anche quello dei decessi, diretti all’Istituto Superiore di Sanità. Lo scopo? Probabilmente per evitare l’inserimento della Regione in fasce più severe con le misure restrittive previste per la pandemia.  Le accuse formulate potrebbero configurarsi in falso materiale e ideologico. 

In base alle ricostruzioni effettuate durante l’indagine, dal novembre scorso sarebbero almeno 40 i dati manipolati per non incorrere nella fascia rossa. Nelle mani degli inquirenti anche intercettazioni telefoniche a ambientali. Sono state condotte almeno sette perquisizioni per altri indagati con sequestro di materiale utile ai fini dell’inchiesta. Probabilmente siamo solo all’inizio di una indagini che potrebbe creare non pochi grattacapi politici alla giunta regionale siciliana. 

L’assessore alla sanità Razza, viene considerato uno dei fedelissimi di Musumeci. Politicamente l’amministratore regionale è segretario del gruppo La Destra con un lungo passato in Alleanza Nazionale. 

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