Facciamo in conti in tasca al mondo del calcio. E’ utile anche per comprendere che cosa sta accadendo con il progetto SuperLega, il calcio dei ricchi. Partiamo proprio dalla SuperLega, una sorta di torneo alternativo ai campionati nazionali e alla Champions, con la partecipazione delle 15 squadre fondatrici (per ora si sono tirate fuori Bayern Monaco, Dortmund e Psg): Manchester United, Manchester City, Liverpool, Chelsea, Tottenham, Arsenal i club inglesi. Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona le società spagnole e Inter, Milan, Juventus quelle italiane. 

Complessivamente sono dodici proprio il no delle squadre che abbiamo citato. Ma nelle ultime ore sale il pressing di Perez che avrebbe dato una sorta di ultimatum alle tre società per decidere o meno l’ingresso. Sempre per completezza di informazioni aggiungiamo che nelle ultime ore sarebbero state avvicinate altre due società italiane: Napoli e Roma. E si attendono sviluppi. 

Abbiamo già spiegato, in un precedente articolo, il forte interesse economico delle 12 società, alcune fortemente a rischio per i debiti gestionali accumulati negli ultimi anni. L’idea è proprio quella di far partire un supercampionato, sponsorizzato da banche e vendibile come prodotto televisivo. Diciamo più appetibile dei vari campionati nazionali e sicuramente dell’attuale Champions che perderebbe alcune delle protagoniste delle ultime edizioni. Un pacchetto molto competitivo come ha sottolineato lo stesso Fiorentino Perez con un bacino di circa due miliardi di tifosi. 

La SuperLega potrebbe produrre un fatturato attorno ai 10 miliardi con un bonus d’ingresso stagionale che si aggira interno ai 350 milioni alle società partecipante. tanto basta per risanare qualsiasi debito pregresso e guardare con ottimismo al futuro. 

Ragionando sui numeri, cerchiamo di fare i conti in tasca al calcio europeo. Quanto valgono i campionati nazionali delle cosiddette cinque grandi? Cioè campionati inglese, francese, spagnolo, tedesco e italiano? Tutte insieme superano di poco i 18 miliardi. Vediamo nel dettaglio. 

La più ricca è la Premier league che vale 6,2 miliardi di euro. Al secondo posto si classifica la Spagna con un fatturato di 3,7 miliardi. Al terzo posto la Germania con 3,2 miliardi, al quarto posto il campionato italiano con 2,7 miliardi e al quinto posto la Francia con 2,3 miliardi con un trend più in crescita rispetto alla serie A italiana.  

E in questo calcolo va inserito sopratutto l’utile, la redditività finale rispetto alle spese gestionali (contratti dei giocatori). Un esempio, in Italia i salari dei giocatori pesano per il 70% delle entrate. Ci supera solo la Francia con il 73%. Si scende con la Spagna e sopratutto con la Germania al 54% e l’Inghilterra con il 61%.  L’impressione complessiva è quella di uno sport in declino, dal punto di vista della competitività finanziaria e dell’appetibilità del prodotto. 

Lo si è compreso quasi subito con l’avvento delle tv e la cessione dei diritti televisivi. Quindi dell’estensione del bacino d’utenza rispetto al prodotto calcio. Di fatto perde terreno e sopratutto non garantisce le risorse di una volta il cosiddetto calcio territoriale. Abbonamenti, vendita biglietti, cioè la fedeltà della tifoseria e l’appartenenza ad una squadra. La passione produce meno reddito rispetto al merchandising, alla cessione dei diritti televisivi, agli sponsor, alle partecipazioni a diversi tornei, appunto, esteri o cessioni di parti di tornei o campionati. Pensiamo alle finali giocate all’estero ed alla possibilità sempre meno remota di far disputare anche parti di campionati in altre nazioni. E’ la globalizzazione che condiziona sempre di più alcune scelte. 

Poi, all’orizzonte, ma anche nel presente, ci sono anche altri interessi “sportivi” che spingono i più giovani, per esempio, a fare altre scelte come l’Nba, o altri sport più televisivi e in parte “emozionanti”, come il football americano. Ed altri emergenti.

Cosa può fare il calcio per mantenere fatturati alti e per non perdere altre fasce d’ascolto? Solo puntare sulla spettacolarizzazione e migliorare i pacchetti da vendere. Il rischio? La fine dei meriti sportivi. In un certo senso del calcio che conosciamo. In un prossimo futuro più che le pagelle per le prestazioni conteranno i profitti dei singoli campioni. In una sorta di arena moderna dove tutto sarà sotto la luce dei riflettori. Un grande fratello dove gli eroi moderni giocheranno, in un certo senso, più campionati. Divisi tra like, contratti pubblicitari, apparizioni televisive e qualche volta belle giocate e reti realizzate. E’ morto il calcio, viva il calcio. 

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