Roma – Bilancio 2020 drammatico per le imprese a causa della pandemia. Nel 2021, senza ristori, a rischio 450mila attività di produzione. Persi 183 miliardi di Pil e 36 miliardi per l’assenza di turisti in Italia.

Per commentare i dati riasciati dalla Confesercenti, che sta diffondendo il dossier “Le imprese nella pandemia, marzo 2020/marzo 2021” occorrerebbe un solo colore: il nero.

A fine 2020 scomparsi 262.000 lavoratori autonomi e nel 2021 rischiano di chiudere 80.000 imprese che operano nel terziario e 70.000 che operano nel turismo. La spesa è tornata ai livelli del 1997, l’Italia è tornata indietro di 24 anni.

I dati della Confesercenti in linea con quelli rilasciati dall’Istat, che prevede la perdita di 73.000 imprese, pari al 7,2 percento del campione (molto ampio) di imprese selezionate per il report. Si tratta di attività con tre o più addetti, che operano nei settori dell’industria e dei servizi.

La Confcommercio stima in 390.000 il numero delle imprese del commercio alimentare che rischiano di non superare il periodo drammatico di crisi economica.

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