Rimini – Gestivano alcuni hotels sulla riviera romagnola senza pagare i creditori e se veniva chiesto loro di saldare il conto rispondevano di essere affiliati alla “ndrangheta” ribadendo il principio secondo il quale i mafiosi non pagano. In un paio di casi individuati dalla Guardia di finanza di Rimini, i “gestori” degli hotels avevano affrontato i loro creditori con una pistola, tanto da rendere credibili le minacce.

La Procura della Repubblica presso il tribunale di Rimini, al termine dell’operazione “Popilia” ha emesso otto ordinanze restrittive, di cui cinque da scontare agli arresti domiciliari e tre limitate all’obbligo di dimora. I reati contestati vanno dall’estorsione alla detenzione e porto abusivo in pubblico di pistola e alla intestazione fittizia di beni. Sequestrate somme di denaro e quote societarie per 1,5 milioni di euro.

Le indagini scattate nel 2018 quando il dipendente di un chiostro sul mare attivo a Viserba, nel riminese, si era rivolto ai suoi datori di lavoro per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati. In risposta era stato affrontato con una pistola calibro 7.65, con l’aggiunta di non fiatare perché, in caso contrario, ci sarebbero state conseguenze gravi. Il giovane aveva così denunciato l’accaduto facendo scattare l’inchiesta.

Il gruppo di imprenditori gestiva anche un hotel ed in quel caso non aveva mai onorato il contratto di locazione della struttura.

Sembra che gli indagati, almeno in passato, abbiano gestito alcuni hotels a Castrocaro Terme, a Chianciano e a San Mauro a mare. I beni ed i conti correnti erano stati intestati a persone che non facevano parte dell’organizzazione.

L’operazione è stata condotta in collaborazione con gli inquirenti attivi nelle province di Forlì-Cesena e di Taranto.

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