Bari – I carabinieri di Bari ed il personale della polizia giudiziaria lo scorso 30 maggio 2021 hanno arrestato un oncologo di Bari perché accusato di aver somministrato a pagamento ai pazienti oncologici farmaci che erano in distribuzione gratuita da parte del servizio sanitario nazionale. Nell’inchiesta finita anche la compagna. I due devono rispondere di concussione aggravata.

Gli inquirenti, anche grazie alla collaborazione da parte della dirigenza dell’Istituto dei tumori Giovanni Paolo II di Bari, hanno ipotizzato che il professionista, dirigente medico di incologia presso quella struttura, durante le attività intra ed extramoenia chiedeva il pagamento per prestazioni garantite gratuitamente dal servizio sanitario nazionale. In particolare si trattava di iniezioni per la somministrazione di farmaci “salva vita”.

In un caso l’oncologo sarebbe arrivato ad ottenere da un paziente la somma di 130.000 euro a fronte di cure che – a suo dire – gli avrebbero salvato la vita.

L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale di Bari, Giuseppe Anglana, su richiesta del Pubblico ministero, Marcello Quercia.

Durante la perquisizione domiciliare i carabinieri hanno rinvenuto la somma in contante di 1,9 milioni di euro. Le banconote occultate in buste e nelle scatole per calzature.

L’Istituto dei tumori Giovanni Paolo II di Bari, attraverso una nota ufficiale, ha comunicato che il professionista era stato già licenziato lo scorso primo marzo proprio a causa della condotta tenuta durante lo svolgimento delle sue attività.

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