confini

Da piccoli i nostri confini segnavano una linea ideale per far partire un gioco. Dai più pacifici a quelli più bellicosi. Più tardi, con lo studio, abbiamo scoperto i confini degli Stati, delle regioni, delle città. Poi, la nostra vita, con l’esperienza diretta e non, è stata segnata da mille confini, ideali, virtuali, reali. 

Abbiamo scoperto quanto siamo stati fortunati o meno, nascendo da una parte o dall’altra di un confine. Destino, direbbe qualcuno, coincidenze astrali, casualità ed altro ancora. 

Ripensate al mare che non dovrebbe avere confini. Ed invece il nostro mare Mediterraneo, per esempio, segna un confine, difficile da superare, spesso mortale. Luoghi di villeggiatura o di crociera, di isole meravigliose e di lavoro per i pescatori. Ma anche simbolo di libertà e di tramonti. O di fine dei sogni.

Confini naturali e umani, luoghi di vita e di morte

E il confine diventa simbolo di morte. Ci sono i confini naturali e quelli “umani”. Tra il Messico e gli Stati Uniti dagli anni novanta è sorto il famoso muro d’acciaio lungo oltre trenta chilometri, tra San Diego e Tiyuana, meglio noto come il muro di Tiyuana. Si sogna la libertà e spesso si muore al confine. Sarà per questo che quel confine “d’acciaio” è stato decorato con mille e più di mille bare. 

Confini, simboli di morte e di vita. La storia dell’Afghanistan non finisce mai di sorprendere. Con l’ultima ennesima ritirata di una superpotenza da quel territorio. Prima è toccato all’Armata Rossa, quando invasero il Paese; oggi agli Stati Uniti dopo una guerra durata vent’anni. Ma il tempo in Afghanistan sembra fermarsi e i Talebani sono ritornati e controllano il Paese. 

Confini dicevamo. Migliaia di afgani, con voli straordinari, sono stati trasportati fuori dai confini di quel Paese per fuggire al “ritorno al medioevo”. Da una parte.

Dall’altra in migliaia hanno attraversato il confine dal Pakistan per rientrare in Afghanistan ed altre migliaia di profughi, invece, stanno scappando, cercando di attraversare, un altro confine, raggiungendo il Tagikistan per “una vita nuova”. Un giro vorticoso senza fine.

Confini, appunto. Per passare in Tagikistan, raccontano i testimoni, servono 300 dollari che quasi nessuno possiede. Ma il traffico umano continua senza sosta; al di qua o al di là di una linea territoriale che segna i due Stati. Tra la vita e la morte, tra il sogno e l’amara realtà. 

Confini diversi. La Spagna confina con l’Inghilterra. non tutti se lo ricordano. Sì tratta di una piccola striscia di terra chiamata Gibilterra, lunga poco meno di un chilometro e duecento metri. E’ il confine terrestre, tra due Stati, più piccolo al mondo. I due Paesi hanno raggiunto un accordo per non cambiare lo status quo dopo la Brexit. Tutto resterà come prima. Non sarà un “confine rigido”.

Ma il vero confine tra l’Europa e l’Africa si trova più giù, precisamente nell’enclave spagnola di Ceuta, che divide la Spagna dal Marocco. Anche qui è stato eretto un muro di filo spinato per segnare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il confine tra i desideri e le speranze e la fine dei sogni.

Ci sono anche altri confini. Più sottili e in ombra. Come i confini segnati dalle mura domestiche dove si consumano violenze inenarrabili sulle donne o sui bambini. Uscire di casa, talvolta, rappresenta l’unica via per la salvezza e per una nuova vita. Ma non è facile superare quel confine. Sia per le violenze fisiche che quelle psicologiche.

Ancora una volta confini di morte e di violenza. O di vita.

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